Ecco cosa devi sapere prima di lanciarti in una StartUp

Se hai intenzione di lanciarti in un progetto di impresa e sei un po’ confuso, allora credo tu sia nella media.
Da tempo sento politici ed economisti spingere perché i giovani si mettano in proprio.

Ovvio, questo vuol dire più società sul mercato, meno disoccupati (apparentemente) nelle statistiche ISTAT, più investimenti e più lavoro per Commercialisti, Notai e Banche 😉
A parte gli scherzi, avviare una StartUp non è uno scherzo e nasconde tantissime insidie.

Anche se si è più esperti e maturi si corre il rischio di commettere errori grossolani, come illudersi che il mercato sia in attesa del nostro prodotto, che l’idea sia tutto, che un brevetto possa metterci in salvo, che con 1 euro si possa fare una Società.

Alcuni di questi errori io li ho già fatti, ed ecco quello che ho imparato.

Le tre fasi che portano la nascita di una StartUp

PRE-REQUISITI

Prima di buttarvi a capo fitto nella ricerca di un Commercialista e di un Notaio dovreste innanzitutto smarcare una serie di punti fondamentali al funzionamento del progetto.
Senza questi requisiti non pensate neppure di avvicinarvi all’idea di avviare una nuova società.

  1. Avere chiaro cos’è una StartUp e cosa non lo è: Una StartUp è un’azienda innovativa che potenzialmente vuole cambiare il mondo? Ovvio, ma prima di tutto è una Società che ha un mercato in mente ed un’idea per risolverne i problemi. Una StartUp non è un’Azienda con un fatturato importante, in genera ha difficoltà a pagare gli stipendi ai soci e spesso deve ricorrere al portafogli di amici e parenti.
  2. Idea ben definita, Business Model definito, MVP su carta (wireframe): Non si parte senza aver definito la Value Proposition (cosa cavolo porto sul mercato che risolve quale problema al cliente), come penso di guadagnarci dei soldi (preparate il piano B ed il piano C in caso qualcosa vada storto) e quale forma si pensi di dare al prodotto/servizio.
  3. Team e ruoli ben definiti. Sconsiglio di fare un team solo tecnico (come ho fatto io) perché poi ci si trova con delle carenze in organico che difficilmente si compensano.
    Le figure che servono sono:

    1. CTO: tecnico, sviluppatore front-end, sviluppatore back-end, DB Admin. Qualunque azienda ha un reparto tecnico, che stiate sviluppando software o siate agricoltori. Non cambia. Ho indicato figure legate al software, ma mettete pure le figure che più si adattano al vostro business. Alla fine della fiera, 1 tecnico vi serve e deve essere uno che sappia fare tutto.
    2. Grafica, Comunicazione, UX, UI: è rarissimo che il CTO sia in grado di fare comunicazione e pianificare le campagne marketing componendo di suo pugno anche la parte grafica. Se anche fosse in grado, non ne avrebbe il tempo.
      E’ fondamentale suddividere i compiti con attenzione e dare il giusto valore al tempo.  IL TEMPO E’ L’UNICA COSA DI CUI ABBIAMO BISOGNO.
    3. Finance: Contabilità, finanza, rapporti con investitori, rapporti con banche, investimenti, sviluppo del business.
      F-O-N-D-A-M-E-N-T-A-L-E. Senza fondi non cambierete nessun mondo, al massimo riuscirete a peggiorare il vostro.
  4. Visione chiara del problema che si risolve, sul mercato che si vuole affrontare e su quanto il mercato sia disposto a spendere per risolvere il problema con la vostra soluzione.

Il mio consiglio è di non partire se non avete smarcato tutti e quattro i task.
Non sottovalutateli perché sono problemi che vi torneranno una volta avviata la società ed investito i primi capitali personali.

CREAZIONE

Questa fase è prettamente burocratica, ma nasconde alcune insidie.

  1. Ricerca dello Stato/Paese in cui costituire: Meglio prestare attenzione fin dall’inizio al paese in cui ci si costituisce. Da questo dipendono moltissime cose e spesso il successo o meno della vostra Azienda. In linea di massima è giusto che il paese da cui partite sia anche il vostro mercato di riferimento. Non costituite in un paese in cui non iniziate a vendere (ci sono vari problemi, alcuni giuridici che vi espongono a rischi). Ma oltre al mercato dovete considerare le risorse dello Stato in cui avete la sede. Un piccolo paese ha piccole risorse, un paese in crisi ha piccole risorse, un paese burocratizzato vi mette i bastoni tra le ruote, un fisco vessatorio vi mette i bastoni tra le ruote, una legislazione poco chiara e troppo intricata vi rallenta o peggio, un contesto privo di risorse umane vi uccide, un contesto privo di risorse economiche vi uccide, un contesto non meritocratico vi uccide.
    La scelta dello Stato in cui costituire non è semplice e non è da sottovalutare.
    Il rischio di fallimento per una StartUp nei primi due anni è del 90%. Tenete presente che questi dati vengono dal paese più adatto al mondo (culturalmente e finanziariamente) in cui far crescere una StatUp, gli USA. Pensate un po’.
    In Europa c’è UK (meglio Londra, se potete al Google Center), in Italia vi consiglio Roma (LuissEnlabs), Milano, Torino.
    Evitate paesi extra-CEE geograficamente in Europa, non vi spiego i motivi per non dilungarmi troppo.
    Non a caso ho citato un Incubatore. Vi consiglio di scegliere lo Stato, la Città in base agli incubatori e agli acceleratori presenti sul territorio (fanno parte di quelle risorse che vi servono).
    La qualità dell’incubatore la potete percepire guardando quanto si muove per le proprie aziende, quanti pitch organizza, quanti incontri con gli investitori, la qualità degli advisor (i consulenti) e della formazione.
  2. Definizione del consulente (in genere commercialista) che deve seguire l’azienda: E’ importante ma non fondamentale. Il requisito minimo è che abbia almeno idea di come sia fatta la normativa sulle StartUp del paese in cui andate a costituire.
  3. Stesura dello statuto e dell’oggetto sociale: Vi aiuta il consulente
  4. Verifica dei requisiti in termini di legge per ricadere nella definizione di StartUp e per poter accedere ad eventuali agevolazioni: Vi aiuta il consulente
  5. Costituzione della società e versamento del capitale sociale minimo (non esiste che con 1 euro si possano pagare Notaio, Commercialista e spese iniziali di avvio). Inizialmente vi servono almeno 6.000 euro o 5.000 sterline per coprire i costi minimi di avvio del primo anno.
  6. Apertura di un conto corrente bancario (attenzione che nessuno concede un fido se non ci sono forti garanzie)

A questo punto il 90% di noi (mi ci metto pure io) ha “toppato” nella scelta del paese 🙂
Niente paura, abbiamo la strada un po’ più in salita di altri ma si può rimediare appena il prodotto comincia a funzionare.

EXECUTION

Arrivati in questa fase si comprende meglio quello che ho scritto sopra 🙂

Questa è la fase cruciale, non ci sono regole perché qui è dove rivelate al mondo le vostre capacità, questo è il momento in cui praticare il vostro Kung-Fu, in cui la vostra arte apre gli occhi al mondo.

Ok, almeno questa sarebbe l’idea.

Ora tutto dipende da questa fase, da come farete le cose.

  1. Creazione del Prodotto/Servizio. Inizialmente basta un MVP
  2. Test del mercato, test di vendita e raccolta feedback per migliorare il prodotto. Eventualmente si riparte dal punto 1.
  3. Lancio sul mercato. Se servono soldi si deve ricorrere a prestiti tra soci, ai genitori, agli amici o si cerca di vincere qualche contest. I contest portano via moltissimo tempo e durano anche 1 anno, per cui i soldi se arrivano arrivano quando li avete già spesi.
  4. Pivot: Si tratta di cambiare direzione in fretta se vi accorgete che il prodotto non soddisfa il mercato, se avete “toppato” in qualcosa o se un competitor vi ha fatto “le chiappe a strisce”.  I motivi per migliorarsi, per cambiare leggermente o molto sono tanti, tra cui la mancanza di fondi e l’erronea pianificazione del cash-flow (avete finito i soldi, per cui vi serve qualcosa che sia spendibile subito e vi faccia fatturare qualcosa – ma perché non ci avete pensato prima?).
  5. Ricerca investitori: in questa fase può essere vincente il supporto dell’incubatore/acceleratore. Esistono eventi dedicati (come BackToWork de Il Sole 24 Ore) che costano da poche centinaia di euro a diverse migliaia. Il mio consiglio è di selezionare in base all’affidabilità dell’organizzatore e al luogo dell’evento (Milano è OK, Roma è OK, a Rimini veniteci al mare ma lasciate perdere i business angels)
  6. Pianificazione della suddivisione delle quote con gli investitori. Mai e poi mai cedere più del 25% al primo round. Al secondo ti trovi a lavorare per altri e ad avere tutte le responsabilità. Su questo argomento trovate letteratura a volontà. Tempo fa ho scritto qualcosa anch’io.

Conclusione

Non c’è una ricetta segreta, ma ci sono errori che potete evitare.

Come prima cosa non sottovalutate i pre-requisiti. Il TEAM è la cosa fondamentale e fa la differenza tra il successo ed il fallimento.

Poi viene il PAESE e la scelta dell’incubatore. Se sbagliate in questa fase dovrete poi investire molte energie (e denaro) per correggere il tiro.

In ultimo tenetevi pronti ai PIVOT. Dovete sempre avere un piano B.

Se vi serve aiuto

Potete contattarmi. Ovvio che vi aiuterò, è quello che si fa tra StartUp ed è quello che vorrete fare anche voi dopo aver commesso i primi errori 😉

 

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