I “Social Media” sono piu’ dei Media.

La parola “Social Media” mi fa orrore. Anzi, peggio, mi fa schifo.
La uso mille volte al giorno e mi odio per questo mio livellarmi su una terminologia da quattro soldi.

Il termine è sbagliato e causa un mare di confusione.
Io lo uso. E lo faccio perchè penso che in questo modo gli altri mi capiscano meglio, ma sbaglio alla stragrande. Faccio ancora piu’ confusione perchè loro pensano ai giornali e alla radio, non ai contenuti generati dagli utenti stessi.
Che confusione.

Il termine “Social Media” ha consentito ai managers, ai CEO ed agli addetti marketing di poter pensare che utilizzare siti di social network per diffondere i loro messaggi, esattamente come fanno con carta stampata, radio e TV fosse assolutamente lecito. Anzi, qualcuno addirittura con gli stessi risultati attesi.

E’ un errore. I Social Media non sono come i Mass-Media a cui ci siamo assuefatti per anni.
Ciò che oggi chiamiamo Social Media non sono affatto Media e neppure sono una tribuna o un palco.

I Social Media sono una rivoluzione culturale.

I Siti di Social Networking sono una rivoluzione culturale. Sono la rivoluzione culturale che ha profondamente influenzato il modo in cui la società fa uso della piu’ grande piattaforma mai inventata dall’uomo, Internet.

Chiamiamoli pure Social Media, ma per lo meno cerchiamo di elevarci oltre l’etichetta di “Media”.

I Social Network estendono il mondo reale.

L’uomo è un “animale sociale”. Ama stare con le persone che gli sono vicine e ama avvicinarsi a persone nuove. Fa parte di noi esseri umani.
Ogni attività fatta sui siti di Social Networking ha una corrispondenza con la vita reale, quella che tutti noi viviamo giorno dopo giorno.

Prendete Facebook, ad esempio. Conosciamo persone nuove, facciamo “amicizia”, esattamente come accade al Pub, in biblioteca, a scuola o al lavoro.
Chiedere l’amicizia su Facebook è come  presentarsi a qualcuno dicendo: “Ciao, io mi chiamo Marco. Diventiamo amici?”. Se hai un aspetto rassicurante, non puzzi e la tua voce non lascia trasparire disturbi mentali, molto probabilmente l’altro ti tenderà la mano e dirà qualcosa del tipo: “Piacere di conoscerti Marco, io sono Luca”.
Ora, provate ad immaginare cosa fanno invece molte aziende con Facebook: pubblicano messaggi pubblicitari e news. Fanno esattamente quello che fanno i testimoni di Geova (con tutto il rispetto per loro) alle sette della Domenica mattina: ti informano.
Perchè queste aziende dovrebbero aspettarsi una reazione diversa da quella che ottiene il nostro caro testimone di Geova?

E Pinterest? Cos’è Pinterest se non la nostra vecchia e cara collezione di figurine?
Che bello collezionare (l’essere umano ama collezionare e categorizzare cose) e scambiarci le nostre figurine. “Ce l’ho, manca, manca, ce l’ho”.
Scambieresti la tua figurina doppia del “Puffo Supereroe Nero” col logo di McDonald’s?
E seguiresti la board “Foto prese dal mio sito” di un’azienda tra tante?

Concludendo, la morale è questa:

I Social Media non sono il palco da cui le aziende possono strillare i loro slogan, ma la stanza dei giochi con cui socializzare coi propri clienti.

 

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