Da Campbell (quella della zuppa di pomodoro ritratta da Andy Warhol) ecco una ricetta molto saporita ed invitante per gli uomini del marketing: UN MILIONE DI UTENTI IN AGRODOLCE.
Ricetta: un pizzico di netnografia, una spuzzata di simpatia, abbondate con la partecipazione, tecnologia quanto basta. Lasciate a cuocere a fuoco vivo per 5 minuti. Da gustare hot.

Un estratto dalla Campbell Community

Dopo l’ultimo ed indigesto post sull’italia che non conosce internet, ho deciso di farmi perdonare con una gustosa ricetta a stelle e strisce: UN MILIONE DI UTENTI AL MESE IN AGRODOLCE.
Questa gustosa ricetta la trovate sul sito  Campbell’s Kitchens. Dovete solo aprirlo, navigarlo e parteciparlo.
Tuttavia, per non farvi perdere troppo tempo, a chi avrà la pazienza di leggere le prossime poche righe tenterò di riassumere i tratti salienti della ricetta e di raccontarne aromi e profumi nel modo migliore che mi sarà possibile.

Chi è Campbell?

Come in ogni ricetta che si rispetti, cerchiamo prima di conoscere al meglio il cuoco che ce la propone ed alcuni degli ingredienti principali.
Campbell è quell’azienda che Andy Warhol volle portare agli onori  della cronaca ritraendone  in piu’ occasioni un vasetto di condensato di zuppa di pomodoro.

Prima dell’avvento di internet e dei social media le ricette Campbell erano un riferimento importante per tutte le cene di gran parte dei “buon gustai” di oltre oceano. Poi, con l’avanzare del popolo dei social network, questo avveniva sempre meno. A quanto pare molti cuochi e cuoche dell’ultimo minuto preferivano ascoltare il consiglio di un amico o di un’amica carpito su Facebook, su qualche forum o acchiappato al volo da Twitter.
Che fare dunque? Campbell aveva un sito con circa 120.000 visitatori al mese ed un budget di investimenti piuttosto elevato in canali pubblicitari e di marketing tradizionale, ma questo non bastava a frenare il lento declino verso il dimenticatoio culinario.

L’ingrediente segreto: la Netnografia.

“Cavoli <dovette pensare qualcuno> questi social network sono come delle tribu’. Parlano una loro lingua (a volte il ‘kappese’, altre volte il ‘tvtbntese’), si scambiano opinioni, si emozionano e si lasciano coinvolgere. Queste community sono come piccoli gruppi etnici, condividono un forte senso di appartenenza e si fidano gli uni degli altri <l’aveva capito anche Obama>”.

Così chiesero ai professori, quelli sempre impegnati in ricerche apparentemente poco sensate (no, da noi non succede, la ricerca non si fa piu’ perchè non serve) e scoprirono che era possibile applicare i principi dell’Antropologia Culturale e dell’Etnografia anche ai Social Network.
Così si rimboccarono le maniche ed iniziarono (magari dopo una o due sessioni di pianificazione) ad analizzare i dati partendo dall’analisi semantica per poi finire con l’indagare la porosità degli insight. Qual’era la loro diffusione, quante volte comparivano nella totalità dei tweet (o dei post) analizzati?
Quale impatto avevano sugli altri tweet (o post), quanti commenti suscitavano?
Ma soprattutto, qual’era il loro indice di penetrazione, quale attinenza avevano con altri commenti?

Eureka! La ricetta vincente.

Ed è così che i cervelloni della Campbell sono arrivati a mettere a punto la ricetta vincente di “UN MILIONE DI UTENTI AL  MESE IN AGRODOLCE“. Tuttavia, anzichè brevettarla e proteggerla come si potrebbe pensare, hanno deciso di diffonderla e di farne uno strumento virale (infatti voi la state leggendo, giusto?).

INGREDIENTI:

  • Prendere molto buon senso ed un’analisi antropologica dei principali social networs (bastano Facebook e Twitter se non vivete in cina). In alternativa potete iscrivervi a qualche gruppo, allentare il colletto della camicia ed iniziare a partecipare (costa meno, è piu’ divertente  e a volte produce gli stessi risultati).
  • Mettete da parte i preconcetti, gli stereotipi sul fatto che internet serve solo per perdere tempo ed evitate con cura che qualche burocrate inquini questo piatto succulento. Il risultato sarebbe deludente.
  • Preparate a parte una buona dose di “Creative Commons“, non lesinate perchè come dicevano i nostri avi “melius abbundare quan deficere”.
  • Mescolate il tutto con idee fresche di giornata rigorosamente di coltivazione “under 50”. Provate a chiedere ai figli o ai nipoti, a volte sono anche meglio della vostra agenzia di fiducia. Campbell ha optato per cose tipo “Cerca la tua ricetta in base al tuo umore”, o “Sorvegliamo le porzioni” o ancora “Suggerimenti per cuochi molto indaffarati”.
  • Condite con tecnologia quanto basta.
  • Spruzzate con un pizzico di umiltà.
  • Mettere in forno per 365 giorni all’anno annegando il tutto con un buon bicchiere di condivisione ed integrazione con altri social media.
  • Servire caldo e abbinare con un nettare D.O.C. schietto e sincero.

Gustoso, non è vero?
Buon appetito a tutti.

One comment

La ricetta Campbell per un milione di utenti al mese

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