Vi siete mai chiesti cosa ci ha spinto a coniare termini come Web2.0, Media2.0, Social Network, Social Media?

A parte il marketing, intendo 😉

Sono solo nuove “etichette” per rinvigorire “vecchie minestre”, o descrivono un qualche cambiamento, un punto di svolta?

Cosa distingue il “Social Media” dai media che tutti conosciamo?
I “Social Media” sono diversi da giornali, riviste, radio, TV, libri, CD-Rom o DVD, pagine gialle, volantini pubblicitari, cataloghi prodotti?

Cosa distingue il Social Media (YouTube, Digg, MSN, Twitter, MySpace, Ning, ed altri innumerevoli tra blog, forum, news group, ecc..) dai Media che siamo ormai abituati a “consultare” ogni giorno?

La risposta è semplice, e stà proprio nella domanda. La differenza è che il “Media 1.0” (scusate per la definizione) si consulta, mentre con il “Media 2.0” si interagisce.

  • Potete forse cambiare l’articolo di un giornale?
  • Potete commentarlo pubblicamente ed esprimere la vostra opinione?
  • Potete condividere esperienze con altri, leggendo le pagine gialle?
  • Potete forse trovare le esperienze vissute da altri in un catalogo prodotti (o sito web 1.0)?
  • Potete “votare” un prodotto che vi è particolarmente piaciuto su un catalogo?
  • Potete esprimere un giudizio su un’azienda presente nelle pagine gialle?
  • Potete trasmettere infiniti video diversi contemporaneamente in TV?
  • Potete sapere chi ora stà guardando la vostra trasmissione in TV?
  • Potete sapere chi ora stà leggendo i vostri cataloghi?
  • Potete chiedergli cosa ne pensa?

Allora, c’è o non c’è un cambiamento in atto?
O c’è già stato…. ?

Interazione, immediatezza, interconnessione dei contenuti, contemporaneità di contenuti eterogenei, in poche parole UGC: User Generated Contents.

Il nuovo media, il Media 2.0, non solo racchiude in se le caratteristiche di tutti i Media 1.0, ma ne aggiunge di nuove dando agli utenti un immenso potere, quello di esprimersi.

Esprimere le proprie opinioni, condividerle con altri ed ascoltare le opinioni degli altri, e tutto questo con l’autorevolezza e l’attendibilità che il media stesso conferisce loro.

Non so voi, ma io la vedo come una enorme opportunità anche per le imprese, per cambiare il modo di fare comunicazione.

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