Mi sono iscritto al primo social nel 2006. Sono stato uno dei primi “evangelist” in Italia e ho anche collaborato con chi stava costruendo il web in quegli anni.
Dopo quasi 18 anni di internet 2.0 e 3.0, migliaia di post, centinaia di migliaia di interazioni e tantissime ore di vita perse ho deciso di tornare indietro.

Perché? Perché non mi ha portano nulla. Zero business, zero opportunità, zero amici veri, zero partner lavorativi, zero contatti di valore e zero divertimento.
Nulla di persistente, niente di vero e duraturo.

Ma il costo non è stato zero. Ho perso 13.140 ore (2 ora al giorno per 18 anni), cioè (ad un costo di 50 €/ora) 657.000 euro.
Avrei potuto scrivere 700.000 righe di codice, creare una nuova azienda o meglio ancora giocare con mio figlio, viaggiare, stringere vere amicizie, aiutare amici o sconosciuti in difficoltà, piantare alberi o anche solo sognare ad occhi aperti (cosa che adoro fare).

Ma è andata anche peggio. Non solo ho perso tantissimo tempo, ma ho anche discusso tanto del nulla, ho sopportato l’idiozia di chi sfoga le proprie frustrazioni sui social e sugli altri, ho ingoiato il rospo per non dover reagire con chi vive di fuffa e chiacchiere, per non poter parlare chiaro con chi insegna senza aver mai fatto.

Torno al mio spazio privato, al mio diario digitale, che apro volentieri agli amici che hanno voglia di venirmi a trovare e che nascondo con piacere ai feed progettati da un algoritmo.

Gli articoli interessanti li discuto e commento su Telegram nel canale “Digitalica Follia

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