Digitalica Follia
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Storie di una Trasformazione Digitale inconsapevole
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[RISORSE UTILI]
Una collezione in stile grafico omogeneo di illustrazioni vettoriali open source da utilizzare in applicazioni, siti e presentazioni.

https://undraw.co/illustrations
LA SPINA DORSALE DIGITALE
Non si tratta di un ibrido uomo-macchina, ma di un fattore culturale abilitante. Che manca all’italia.
Mancando la cultura digitale, la spina dorsale, tutto il lavoro fatto in termini di istruzione “tecnica” viene sprecato.
A cosa serve saper utilizzare uno strumento se non si è in grado di generare valore aggiunto dal suo utilizzo?
Serve a sfornare laureati che non sono in grado di gestire al meglio una pizzeria.

Questo è il paradosso della “MEDIOCRAZIA”, la mediocrità portata a sistema. L’Italia è un paese mediocratico, risultato di una politica di breve respiro e dalle finalità “estrattive” anziché inclusive.

E se il prodotto che sforna il paese sono laureati che non sanno gestire una pizzeria, beh.... allora è il momento di preoccuparsi perché toccatemi tutto, ma non la pizza 🍕 .... digitale.

Per comprendere meglio cosa sia la cultura digitale, leggete come prendere l’ordine con un palmare può cambiare il destino di una pizzeria in modi che sicuramente non stavate ancora immaginando.
Allora capirete perché, visto che oggi il nuovo petrolio sono i dati, senza cultura digitale, senza una spina dorsale, per il paese non c’è speranza neppure di immaginare un futuro tra le principali potenze economiche.
Dal palmare ai BigData ci si arriva solo se si è in grado di comprendere il valore aggiunto del digitale.

https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/innovazione-perche-oggi-litalia-non-ha-una-spina-dorsale-digitale/
[SOLO PER PROGRAMMATORI]
Guida e strumenti per imparare a lavorare con l’intelligenza artificiale.
C’è tutto, dalle basi all’utilizzo avanzato.
https://practicalai.me/
Vi è mai capitato di sentirvi inadeguati anche in contesti in cui in realtà siete piuttosto esperti?
Ecco, questa è la “sindrome dell’ impostore”.
Nel nostro settore, la programmazione, è praticamente impossibile non esserne affetti vista la mole di tecnologie, pattern ed infrastrutture esistenti.
Personalmente, da quando ne ho memoria, mi sono sentito così ad ogni colloquio di lavoro.

Sapere tutto è impossibile, però si può diventare bravissimi a saper trovare una soluzione a tutto.
I veri impostori sono quelli che vi guardano dall’alto al basso sventolandovi sotto al naso la loro conoscenza sterile.

https://www.interviewcake.com/impostor-syndrome-in-programming-interviews
[SOLO PER CRYPTONERD]
Un corso online gratuito dedicato alle criptovalute.
E’ un corso introduttivo tenuto dall’Università di Nicosia (Cipro), propedeutico al corso di laurea completo.


https://www.unic.ac.cy/blockchain/free-mooc/
Ecco un ebook gratuito scaricabile in PDF che introduce al Machine Learning
https://www.cs.huji.ac.il/~shais/UnderstandingMachineLearning/
IL MEGLIO DEL 2019
Come ogni fine anno guardo indietro e faccio un riepilogo professionale su come è andata, le cose più utili che ho imparato, gli strumenti più produttivi, ecc..
Il 2019 non è stato esaltante dal punto di vista delle tecnologie, ma ho incrociato diversi strumenti utili e preso decisioni importanti.

RUST: è il linguaggio che più mi ha appassionato. È stato un ritorno al C con un tocco di modernità e praticità grazie a Cargo, il package manager.

GO: Lo snobbavo, ma grazie ad Antonio Di Pinto mi sono incuriosito ed ho iniziato ad utilizzarlo. È stato amore fin dal primo thread. È un linguaggio potente e semplice da implementare. Come in RUST c’è un’ottima integrazione con C e non fa un dogma del paradigma OO.
Go sarà il nuovo linguaggio che porto in produzione nel 2020.
Ho già iniziato a fare il porting delle mie applicazioni Java.

Lato DB confermo Arango, il top in termini di performance, flessibilità, eleganza del linguaggio, scalabilità e funzionalità.

Per quanto riguarda il DESIGN, consegno il podio ad AdobeXD.
È vero che ci sono strumenti con molte più funzionalità, come Figma, ma AdobeXD sta crescendo alla velocità della luce ed è semplice e potente.
Poi è gratis, il che vuol dire che provarlo non vi costa nulla.

Che dire di Java?
Oracle sta riuscendo a fare quello che Yahoo! ha già fatto a tantissimi progetti. Java ha preso la strada del declino e si dirige verso il nulla.
Molti dei progetti implementativi della JVM sono stati abbandonati, come Swing, Java FX, Nashorn, ecc.. in favore del supporto ai moduli e altre peculiarità molto meno rilevanti e che hanno il difetto di aver introdotto per la prima volta una sorta di retro-incompatibilità tra le versioni della JVM.
Per quanto mi riguarda Java a fatto il suo corso ed ha aperto la strada a Scala, Kotlin e tanti altri linguaggi moderni che godranno per un po’ delle varie implementazioni della JVM.

Per il resto, tanti progetti, tanto impegno e la solita fuffa italica che non stimola più di tanto l’innovazione ma che riempie l’ego di tanti politicanti e praticanti geni dei nuovi trend.

Auguro a tutti una buona fine d’anno ed un fantastico 2020 all’insegna della sobrietà e del buon senso.

PS: tanti auguri Antonio. Buon compleanno e cento di questi Go.giorni.
Il meglio della follia del mondo della programmazione. Una rivista che aggiorno quotidianamente con tesori inestimabili 🙈
[PRIMO POST DEL 2020]
La migliore previsione sul futuro delle crypto, a mio avviso, è quella pubblicata da Coinbase.
Blockchain e cryptovalute si stanno evolvendo.
Nuovi protocolli e tecnologie migliorano la scalabilità e la sicurezza.
La Cina ha deciso di digitalizzare lo Yen e portarlo su blockchain, il che ha dato di che riflettere ai senatori USA che probabilmente oggi non vedono poi cosi male l’idea di Libra.
Il 2020, in definitiva, potrebbe essere l’anno in cui anche le istituzioni si avvicinano alla blockchain in modo strutturato.
Dal trading alle utility, dalla speculazione per pochi al mondo dei consumatori, dalla nicchia alla massa.
E il valore del Bitcoin?
Lasciamo il cruccio ai trader, non é certo questo il punto.
Meglio porsi domande del tipo:
E l’identità digitale? La privacy? L’uso dei certificati per la delega di accesso ai dati personali? La tracciabilitá delle transazioni? Le carte di debito? I wallet di fidelizzazione clienti? Gli smart contract? Gli smart contract per garantire i pagamenti della PA?

https://blog.coinbase.com/what-will-happen-to-cryptocurrency-in-the-2020s-d93746744a8f?gi=8bae9a765e2e
Lo Stato ora capisce di informatica, confonde SPID con username e password, ma capisce di tecnologia e io mi metterei nelle sue mani ogni volta che dovessi aver bisogno di una login nuova. Assicurato.
A patto che la password mi venga inviate metà per posta, consegnata dalla befana in persona, e l’altra metà mi venga consegnata all’ufficio postale più vicino alla filiale locale di babbo natale.

Ora, dove ho già sentito amenità simili?
Ah, ricordo, quando qualcuno diceva che la blockchain è il nuovo Amazon e lo diceva tra i plausi di qualche politico esperto di innovazione.

Ma perché ora tutti devono per forza essere dei “nerdosissimi” innovation manager?
Possiamo, per cortesia, tornare a quando i nerd erano degli sfigati e tutti volevano fare i tronisti o i calciatori?

Ricordiamoci che siamo in mano a menti in grado di concepire un budget di 80 milioni per un sito web.
Mah, vado di là a vedere se arriva il telex della befana.

https://attivissimo.blogspot.com/2020/01/davvero-la-ministra-italiana-pisano-ha.html
IN CASO DI OPEN INNOVATION... ROMPERE IL VETRO
Cos’è l’Open Innovation se non investire in sistemi o soluzioni che consentano alla propria azienda di mettere a fattor comune con altre aziende/partners/competitor parte delle proprie tecnologie/conoscenze per migliorare il servizio/prodotto offerto al proprio mercato?

Credo che questo articolo comparso sul blog di Google, oltre a trattare una questione deplorevole come la causa tra Oracle e Google, ci consegni una visione di Open Innovation tra quelle che maggiormente mi sono piaciute negli ultimi cinque anni. Ovvero, lavorare per creare interoperabilità tra soluzioni e prodotti profondamente differenti e distanti tra loro.

Se fossimo in grado per un solo istante di mettere da parte il sospetto, l’egoismo ed i pregiudizi, tutto questo sarebbe facilissimo.
Ma l’essere umano si organizza in clan e difende ancora con la clava i confini del proprio villaggio.

Riprendo per un attimo il concetto del post della befana, in cui la Ministra dell’Innovazione parlava di username e password. Il punto non è SPID o Carta di Identità Elettronica, il punto è l’interoperabilitá decentralizzata, in stile blockchain e non in stile Stato centrale che concede.....

È questo il nocciolo dell’Open Innovation, “rompere il vetro” e non alzare un muro.
Quindi, non parlatemi di ministeri, dicasteri o dogmi dell’Open Innovation o anche solo di Innovazione quando chi ne parla ha ancora la clava insanguinata stretta nel pugno.

https://www.blog.google/outreach-initiatives/public-policy/case-for-open-innovation/
Tecnologia vivente. Sono gli xenobots, i primi organismi viventi programmabili.
https://www.uvm.edu/uvmnews/news/team-builds-first-living-robots
Ecco un archivio completo su Apple.
Dal 1977 ad oggi ci sono tutte le evoluzioni di hardware, software e marketing fino agli Slofie, i selfie rallentati di iPhone 11.
Beh, se volete capirne di più su come Apple ha contribuito a cambiare il mondo qui troverete tantissimi indizi
https://www.applearchive.org/
Ma chi ha detto che il mondo deve per forza cambiare?

Non si sta forse meglio nella propria cameretta calda ad attendere lo scorrere del tempo davanti alla TV guardando magari una bella e sana partita di calcio o lo schermo del telefonino scorrendo tra i video ed i selfie di amici e sconosciuti?
Eggià, perchè in fondo in fondo nessuno di noi vuole relamente cambiare se stesso, figuriamoci il mondo.
Cambiare se stessi è faticoso e ogni volta che ci proviamo ci fermiamo dopo aver affrontato i primi problemi che hanno prontamente scalzato l’entusiasmo iniziale.
E’ come ogni primo dell’anno.
Grande entusiasmo e ottimismo immotivato che brucia con un’unica brevissima vampata già il 7 di gennaio quando torniamo alla routine quotidiana.
Ah, che bella la nostra prigione interiore. Le pareti sono fatte di frasi ascoltate da bambini, le sbarre di decisioni prudenti, il pavimento di lacrime d’orgoglio ed il soffitto di sogni infranti. Ma l’arredamento è comodo, caldo e rassicurante. Ci sono tanti specchi che riflettono il nostro ego e anche se manca qualcosa non ce ne accorgiamo.
Per esempio manca la porta, ma poco conta perché abbiamo imparato la lezione e non la varcheremo mai.

Eggià, cambiare se stessi è quasi impossibile, qualcosa più che difficile. Figuriamoci la nostra azienda, o addirittura il mondo.
E chi ce lo fa fare?
Diciamoci la verità, la nostra visione del cambiamento è aspettare che la fata turchina compaia magicamente nella nostra vita, ci prenda per la manina e ci accompagni saltellando nella Valle dei sogni fantastici.
Una chiamata che ci cambia la vita, una lotteria, un principe azzurro, una ricca ereditiera o un’eredità da uno sconosciuto zio americano.

Datemi retta, se per caso state pensando di cambiare qualcosa nella vostra vita fatevi passare quel prurito, aprite Instagram o TikTok e assopite il desiderio con la morfina azzurra del vostro smartphone. Credetemi, non vale la pena cambiare se stessi, figuriamoci il mondo. Bah…. gettatevi alle spalle ogni velleità, troppo pericoloso. Ascoltate quello che vi sussurra nell’orecchio in grillo parlante del vostro cervello rettile… “non farlo…. è pericoloso… resta dove sei… nasconditi…”

Vi ho convinti ad assopire i vostri talenti?

https://gnosticwarrior.com/wp-content/uploads/2020/01/morpheus-copper-top-1024x576.png
Le idee sono la scintilla che accende il motore del cambiamento.
Il primo problema è metterle in pratica, perché si sa che di buone intenzioni ne son lastricate le vie dell’inferno (delle startup)
Il secondo problema è quella che in gergo viene chiamata execution, e qui c’è in pratica tutto ciò che riguarda il team e il saper fare ogni cosa che serva al progetto che cambierà il mondo e le vostre tasche.
Il terzo ed ultimo problema, quello più subdolo e mortale, il killer seriale che vi attende silenzioso nell’ombra, è il mercato, ovvero i clienti paganti e la sostenibilità del business.

È il problema più subdolo perché in genere, dopo aver superato i primi due ostacoli, si è talmente presi dal fare le cose che spesso i test di mercato si fanno alla fine, dopo aver investito tutte le proprie forze e monete nel costruire un grandioso prodotto.
A questo punto non resta che indebitarsi e lanciare il prodotto sul mercato incrociando le dita perché il modello si sostenga.
Sembra inevitabile, ma non lo è.

In realtà è quasi sempre possibile validare l’idea e testare il modello di business con un MVP.
Ecco alcuni spunti interessanti per uccidere un progetto fallimentare sul nascere

https://www.psl.com/feed-posts/psl-studio-kill-xylo