Craftivism: le nuove frontiere del fai-da-te

Non mi stancherò mai di dirlo: internet è una grande fonte di ispirazione e di idee per chi sa pensare in modo divergente. “Think different”, consiglia Steve Jobs.

Il fai-da-te è sempre esistito, non l’ha certo inventato qualche geek di ultima generazione.

Chi tra noi ha buone capacità manuali, non si sarà certo lasciato scappare il divertimento di dar vita ad una qualche creazione artigianale.
Vuoi mettere la soddisfazione? E poco conta se alla fine ci è costata molto di piu’ di quello che faceva già bella mostra di se in una qualche vetrina del centro o nel grande magazzino di turno.
L’handmade fa bene alla gente e all’ambiente“, dicono, ma puo’ far bene anche al business di chi sa cogliere i giusti spunti.
Provate a fare un giro su Etsy (www.etsy.com), troverete pezzi letteralmente unici (e forse anche qualche spunto di riflessione).Esitono anche gruppi estremisti, che “lottano per liberarci dalla schiavitu delle aziende”, come quelli di the Revolutionary Knitting Circle.

By returning production of the essentials of life to the community, we can eradicate the dependence imposed by the elites – giving communities the freedom to guide their own destinies.

Forse esagerano? Forse. Fatto stà che l’handmade non è piu’ solo hobby e bricolage, ma si stà trasformando in una sorta di pensiero sociale: il Craftvism (CRAFT+ACTIVISM), appunto.
Oggetti unici, pezzi d’arte o anche solo meravigliosi esempi di manualità abbandonano le rive del kitsch, eludendo il mercato globale, per approdare alla terra promessa del “Sapere Aude!“.

Un nuovo illuminismo che grazie alla forza aggregatice di internet trova sbocco in diversi social networks, come IndiePublic (www.indiepublic.com).
Nasce anche Handmade Nation, per documentare un movimento di artisti, artigiani e designers che riconoscono in CREATIVITA’, DETERMINAZIONE e COLLABORAZIONE i loro principi guida.
Desing, natura, ecologia, arte e capacità individuali si fondono spinti da una molla del tutto naturale: noi, le persone.
C’è parecchio da riflettere, e in questo post vi ho offerto molti link da cui partire per esplorare un mondo nuovo ed un nuovo mercato (che poi tanto nuovo non è) o un modo nuovo di fare mercato.
Mettete assieme internet, il web 2.0, la ritrovata voglia “di farsi le cose in casa”, questa congiuntura economica poco favorevole ed il mercato tradizionale e forse un po’ troppo globale.
Io ci vedo bene anche il movimento dell’open-source, ma non quello del software….

2 thoughts on “Craftivism: le nuove frontiere del fai-da-te

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